Lettera aperta ai dilettanti dello stalking: prima parte

Caro stalker alle prime armi,

a te è diretta questa missiva, le mie parole del primo meriggio, nella delicata fase della digestione del pranzo di sabbath: riso e patate, involtini arrostiti e frutta. Puoi immaginare la mia insoddisfazione. Già la vita è amara, più mancano il dolce e il contorno (dico io, un purè, una cavolo di verdurina grigliata, una mozzarella fresca), devo assolutamente prendermela con qualcuno.

Tu non sai che lo stalking altro non è che un’arte, delle più nobili, della stessa famiglia del ricatto con scandalo sessuale e del ricatto morale (“sono taaanto malata, non puoi lasciarmi proprio adesso”). E quale arte, chi pretende di praticarlo deve essere ben consapevole dei modi e delle ragioni, padroneggiare la tecnica e, soprattutto, conoscere il limite lievissimo tra stalking non perseguibile (penalmente, caro adepto, 612 bis del CP) e quello che sì.

Lo stalking deve portare a qualcosa, altrimenti non farete altro che spostare il vostro obiettivo da una persecuzione all’altra, arrivando a scrivere lettere alla direttrice della vostra scuola materna accusandola di essere la radice dei vostri problemi con le persone bionde per non aver mai fatto ridipingere le giostrine del cortile.

Per prima cosa devi decidere come giustificare, quando arriverà il momento di farlo, il tuo inqualificabile atteggiamento. Tra le giustificazioni psicologiche la mia preferita è il disturbo borderline della personalità,  all’occorrenza farcito da una sindrome abbandonica e un pizzico di lutto mal elaborato. Non sia mai che tu venga classificato come “corteggiatore incompetente”, pena un abbattimento repentino dell’autostima che però potrebbe evitarti dai 6 mesi ai 4 anni di reclusione.

Primo consiglio: procurati un profilo psicologico credibile.

Facebook è il primo alleato dello stalker non professionista, che strofina le sue energie sul profilo della vittima, per poterne osservare gli spostamenti, studiarne le preferenze e le attività; lo stalker fase 1 cerca di compiacere la vittima, ad esempio imitandone i gusti cinematografici, solitamente inciampando nell’abc (Wong Kar Wai non è giapponese e i Mistici dell’Occidente è sempre fin troppo sopravvalutato). Se la vittima è dotata di un briciolo di cuore lo salverà dall’umiliazione, altrimenti scriverà un post a proposito della inettitudine degli stalker.

Secondo consiglio: se studi ingegneria e vuoi stalkeggiare un’amante dell’arte..beh, lascia perdere.

continua…

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Informazioni su mursie

Quando avevo vent'anni credevo che mi sarei salvata. Nei propilei dei trenta mi sono resa conto che sta andando tutto bene. E che uso parole come propilei senza provare vergogna alcuna.
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