Peel slowly and see_

I’ll be your mirror
Reflect what you are, in case you dont know
I’ll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that youre home

When you think the night has seen your mind
That inside you’re twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
cause I see you

I find it hard to believe you don’t know
The beauty that you are
But if you don’t let me be your eyes
A hand in your darkness, so you wont be afraid

When you think the night has seen your mind
That inside you’re twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
cause I see you

Conosciamo tutti, più o meno, la storia del Velvet Underground. Non mi dilungherò quindi sull’album di debutto (The Velvet Underground & Nico), del 1967, quello della banana, per intenderci. Si, esatto, la banana di Warhol che, tra le altre cose, produsse l’album e lo finanziò in parte. Warhol, non la banana.

Sappiamo tutti che quando uscì vendette pochissime copie, forse a causa dei problemi di distribuzione, o forse perché proprio non era digeribile un album con brani come Heroin (per il testo) e European Son (per il resto, diciamo dal primo minuto in poi).

I’ll be your mirror è in questo album, ed è una delle tre canzoni cantate dalla modella forse tedesca forse boh Nico, nata Christa Päffgen, madre di un figlio di Alain Delon, compagna di Brian Jones, e nessuno esclude che si sia fatta dare un passaggio da Jimmy Page. Arrivata ai Velvet tramite Warhol, si fece anche Lou Reed, che scrisse per lei e a lei dedicandola questa canzone. Prima che lei passasse a Cale.

Leggenda vuole che fu proprio Nico ad approcciare Reed dicendogli “oh, Lou, I’ll be your mirror.”

Altra leggenda (più verosimile della prima) narra le difficoltà della tedesca nell’interpretazione del brano, per la quale era richiesta una comprensibile delicatezza. Tanto che Morrison raccontò di averla portata alle lacrime prima di ottenere la registrazione perfetta.  Talmente perfetta per loro che, nei successivi live, quando Nico era già volata per altri lidi, lo stesso Reed imitava l’accento della modella per questo brano.

Questa domenica era iniziata con i Velvet Underground e Nico (tutta colpa di un amico che ieri davanti ad un rituale Martini mi aveva raccontato di una sua idea un po kitsch) , con l’inquietudine di Sunday Morning, e sono arrivata, come al solito, ad una canzone mediamente dolce e romantica, di quelle a cui io sono solita evidenziare qualche verso e dedicarlo. Se capita. A qualcuno.

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Informazioni su mursie

Quando avevo vent'anni credevo che mi sarei salvata. Nei propilei dei trenta mi sono resa conto che sta andando tutto bene. E che uso parole come propilei senza provare vergogna alcuna.
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Una risposta a Peel slowly and see_

  1. Ti confesso che per lungo tempo ho odiato le canzoni che cantava Nico nel disco. Non sapeva cantare e lo sapevano tutti, stava nei VU solo per contorno (e per una serie di servizi aggiuntivi, come giustamente hai fatto notare :) ). Col tempo l’ho un po’ rivalutata, anche se le voci femminili che preferisco sono altre.
    Tra l’altro ha fatto una morte un po’ stupida ma molto poetica, cadendo dalla bicicletta per un malore… :)

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