a maledire certe domande che forse era meglio non farsi mai

Marrazzo aveva i suoi vizi. Li coltivava nel privato di uno squallido appartamento romano, gioco del destino, nello stesso condominio base operativa delle br per il sequestro Moro.

Crolla, dopo ore di interrogatorio, dicendo «Ho avuto paura, ero spaventato, volevo tutelare la mia famiglia». Ripete: «La mia è stata un debolezza, ma riguarda la mia sfera privata».

La sfera privata, già. Una moglie, figli, tutti sorridenti alle telecamere quando Marrazzo era il governatore del Lazio. Stessa moglie, stessi figli,  chiusi in casa, persiane serrate con il terrore degli obiettivi, delle dichiarazioni da rilasciare alla stampa, dell’accanimento ai “no comment”. Come si scansa la morbosità dei curiosi? Come si prende il coraggio di dare tutto in pasto ai milioni di telespettatori, fintamente distratti che non aspettano altro che gli spezzoni dei filmati, la descrizione nei dettagli della scena, il racconto del vizio dell’uomo-pubblico (che se uno è personaggio pubblico, resta uomo, la scissione è il male degli anni zero) ?

Le battute in radio, sui giornali, i doppi sensi, i giochi di parole.

Quanto dobbiamo ancora subire risposte a domande che non abbiamo fatto?

E’ quasi peggio di quell’altro tipo di risposte indesiderate, quelle per cui le domande le abbiamo fatte e sarebbe stato meglio di no.

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Informazioni su mursie

Quando avevo vent'anni credevo che mi sarei salvata. Nei propilei dei trenta mi sono resa conto che sta andando tutto bene. E che uso parole come propilei senza provare vergogna alcuna.
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