Scrivere se va tutto bene, scrivere se qualcosa va male, scrivere, in ogni caso, se va.

Il punto, io, me, adesso sabato 4 aprile 2009, in un momento di strana e apparente calma.

Mi è tornata voglia di scrivere, nelle ultime settimane avevo avuto un calo, ho linkato qualcosa, pubblicato foto ma scritto poco. Sarà che scrivo altrove, che tutto quello che ho da dire (il meglio di quello che ho da dire) è dedicato ad una persona sola, sarà che sto scoprendo un piacere inedito nella mia attività principale al momento: l’architettura, o il suo studio.

Seppur ancora convinta che non sarò mai architetto (non progetterò mai un arredamento d’interni, mai una palazzina, mai il restauro di un appartamento, mai mai mai una chiesa, mai l’esecutivo di un quartiere di espansione) di quelli che infestano i tessuti distruggendoli, che invadono le nuove lottizzazioni mettendo su puri orrori degni degli anni novanta e degli zero, seppur convinta di questo, sto nuovamente provando gioia nei lavori di gruppo con le mie colleghe (pardon, Luca), nelle consegne estenuanti, nelle revisioni che non arrivano mai, nella produzione di disegni su disegni che verranno, immancabilmente, segnati dalla matita pastosa dei docenti, archistar o filosofi, puri teorici o tecnici. Sto imparando, quest’anno, più che in passato. Ho la fortuna di seguire i corsi (ed essere seguita) di uomini che stimo per motivi diversi, ed è rarissimo nella mia facoltà, messa su da sognatori (leggi invasati) con la mania per i blocchi di pietra e per Ledoux (rabbrividisco).

Sta crescendo la mia coscienza politica, di cittadina attiva e consapevole, curiosa e critica. Vivo in una casa (semifascista) in cui non esistono censure e la mia “diversità” è accolta volentieri, spesso miccia per confronti aspri, mai incazzati, mai a senso unico. Sta crescendo sopratutto grazie a Emilab, ai ragazzi che ci lavorano ogni giorno che ormai sento di poter definire amici, a Dino che, da quando ci siamo conosciuti (e messi insieme, ma è un’altra storia), è il miglior compagno di chiaccherate. E se la prenderà per averlo definito compagno. 

La magia di questo è che lo studio dell’urbanistica e l’attività politica vanno insieme alla grande, crescono di pari passo e stanno creando in me il girino del mostro che spero di diventare.

Eccomi, oggi, 4 aprile: sicura di me, soddisfatta, innamorata e consapevole di dover ringraziare il signor D, senza non sarei niente.

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Informazioni su mursie

Quando avevo vent'anni credevo che mi sarei salvata. Nei propilei dei trenta mi sono resa conto che sta andando tutto bene. E che uso parole come propilei senza provare vergogna alcuna.
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Una risposta a Scrivere se va tutto bene, scrivere se qualcosa va male, scrivere, in ogni caso, se va.

  1. duniduni ha detto:

    L’architettura e la politica.
    L’archittetura è la politica.

    Un gioco di parole da cui muovono tante di quelle cose che forse nemmeno le conosciamo tutte.

    Continuerei in privato,
    con permesso :)

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