in un non meglio identificato luogo tra un teatro e un mercato coperto

Parto da qui, da una foto, anzi. Un fotomontaggio di Alighiero Boetti o, meglio, Alighiero e Boetti, come iniziò a firmare le sue opere a partire dal 1970 . L’ho vista a Venezia, lo scorso fine settimana a Palazzo Grassi (che merita una visita per il palazzo in se, con i restauri di Tadao Ando). La mostra era: Italics, ARTE ITALIANA FRA TRADIZIONE E RIVOLUZIONE 1968-2008, fino al 22 Marzo 2009.  Bene, mi sono georeferenziata, posso proseguire.

La foto, stampata su cartolina postale, inviata in 50 copie ad altrettanti amici dell’artista è intitolata Gemelli. E’ lo stesso Boetti, fotografato due volte e incollato che tiene per mano se stesso, a fornire la chiave di lettura della sua opera e, finalmente, il tema per questo mio post. Esiste sempre un dualismo nell’essere individuo e società, privato e pubblico. 

Chi mi conosce sa con quanta insistenza questo problema ha bussato alla porta della mia testolina ultimamente. Fino a qualche giorno fa, forse ieri, mi sono sentita frenata, inadeguata, pericolosamente oscillante tra l’euforia che mi avrebbe portato (letteralmente) a sputtanarmi e il timore di perdere la mursie-individuo. In passato non ho dato importanza alla mia privatezza – brutta parola, eh? – e non mi sono lamentata, accettando il pettegolezzo e la presa in giro bonaria come naturali conseguenze.

Ho sempre preferito essere la fonte diretta dei cazzi miei perchè, comunque e inevitabilmente, se ne sarebbe parlato. Come io parlo dei cazzi di chiunque altro, come ogni bestia sociale è interessata al cesto da bucato altrui.

Nell’ultimo periodo ho invertito la marcia: mi sono mantenuta, sono stata oltremodo riservata (non troppo, lo so, ma per me comunque molto). Perchè. Perchè. Ero io, ma non più sola. Sono io, ma non più sola. I cazzi miei non sono miei e basta. Sono io e siamo due.

dopodichè: il titolo sembra off topic, o il post sembra off topic. E’ molto più in argomento di quanto sembri. Quel luogo non meglio identificato di cui sopra, quel luogo è stato teatro di una delle mie migliori performance con parole-fiume-in-piena, memorabile.

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Informazioni su mursie

Quando avevo vent'anni credevo che mi sarei salvata. Nei propilei dei trenta mi sono resa conto che sta andando tutto bene. E che uso parole come propilei senza provare vergogna alcuna.
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2 risposte a in un non meglio identificato luogo tra un teatro e un mercato coperto

  1. duni ha detto:

    Qualsiasi cosa io possa immaginare di aggiungere rasenterebbe la banalità rispetto a ciò che tu hai scritto. Non fosse altro perchè nessuno conosce meglio di te stessa quali sono le corde che sono state toccate perchè questa sinfonia sia esplosa.
    Approfitto per dire solo una scemenza che non riesco a trattenere:

    è solo l’inizio.

  2. spartacomaths ha detto:

    ehi mursie sono Alessandro del blog di Matematica,sai per caso aiutarmi? su alcuni blog non riesco a commentare!ad esempio quello di fisica,non credo riguardi l’approvazione o meno del commento…

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