Paure e certezze

Succede che io non scriva quando ci sarebbe molto da raccontare. Succede che, spronata (da persone, eventi (stra)ordinari, bicchieri di piacevole vino rosso, commenti positivi…) mi decida a scrivere , incerta di quello che potrebbe venirne fuori. Succede che archinautialladeriva succhi troppo tempo. (se dovesse essere successo che non ho azzeccato qualche verbo, siete invitati a correggermi).

Credo di non aver quasi mai scritto il consuntivo di un periodo più o meno lungo. Meravigliosi quelli annuali di Pavese nel suo diario (Il mestiere di vivere); esempio per il 1938 :

1 gennaio 1939: Finito un anno di molta riflessione, di liberazione dalla catena (metà in, metà out), di scarse creazioni, ma di grande tensione per liberarmi e comprendere. Si comincia ora. (..)Ricordare che la sicurezza del 30 dicembre ’37 era illusoria e che abbiamo smaniato ancora sei mesi. Ricordare.

Penso che, piuttosto, io mi trovi in questa situazione qui:

14 gennaio 1941: (…) Se quest’anno non hai fatto l’esame di coscienza, è perché ne avevi bosogno più che mai – eri in stato di trapasso e ti mancava la chiarezza intima. 

Ho vissuto gli ultimi giorni travolta da una tempesta: a spasso tra l’occhio del ciclone e la sua illusoria calma e il pieno caos, con alberi divelti (se po’ dì?), mucche e pick-up svolazzanti. Sto partecipando attivamente, sono in prima linea e protagonista (questo non significa che non mi importi degli altri, solo che sono una donna consapevole).

Qualche settimana fa ho riso della mia amica-sorella che premeva per la definizione della sua relazione con una specie d’uomo. Le dicevo parole bellissime, frasi “eroiche” crollate, come il leggendario castello di carte sulla pista di atterraggio, quando mi sono trovata nella sua stessa situazione. Il modo in cui chiamiamo le cose, cambia il loro essere? Non era lo spavaldo Montecchi, o la sua Giulia*, a cantare quella storia della rosa che, comunque chiamata, avrebbe conservato comunque il suo odore? Non ero forse io a dire: ma Nica, vuoi stabilire cosa c’è tra voi a priori, affibbiando un nome al vostro rapporto? Mica puoi alzarti una mattina e dire: lui è mio collega, l’altro è mio amico, e quello lì è solo un conoscente.  La nominatio rerum (o giù di lì) lasciamola fare ad Adamo (o ad Andreotti, età e ruolo sono gli stessi).

Io, per quanto possa importarvi, una mia idea me la son fatta, ne sarà felice Qualcuno (anche perchè sono tornata a predicare la mia vecchia idea, quindi il castello di carte è stato ben fissato con un goccio di UHU HART- colla cellulosica per modellismo e restauro, non inalare).

(ir)ragionevole mursie

*What’s in a name? that which we call a rose
By any other name would smell as sweet;
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Informazioni su mursie

Quando avevo vent'anni credevo che mi sarei salvata. Nei propilei dei trenta mi sono resa conto che sta andando tutto bene. E che uso parole come propilei senza provare vergogna alcuna.
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7 risposte a Paure e certezze

  1. faunosilvestre ha detto:

    Sulla “nominatio rerum o giù di lì” ho pensato una cosa.
    Dare un nome alle cose ha un duplice aspetto (che a proposito di Adamo è lampante e portatore di conseguenze enormi per tutto il pensiero occidentale influenzato da quello giudaico).

    Si puo dare un nome per CONOSCERE o per POSSEDERE.

    Delle due quella piu diffusa è quella Adamica (per lo meno nella tradizione che ci è arrivata e ci ha influenzato): quindi si da un nome per POSSEDERE (il creato infatti è una PROPRIETA dell’UOMO per giudei e cristiani)
    L’altra possibilità, invece, è ad esempio quella diffusa tra gli indiani d’america: il NOME era CONOSCENZA. I Nativi americani davano un nome ai bambini ma era, per così dire, fittizio: ogni uomo doveva trovare poi il suo nome (quindi doveva conoscere se stesso)

    Quindi se tu ti vuoi dare un nome ad un rapporto con un altro (collega, amico, conoscente, amante) per POSSEDERE l’altro oppure il rapporto è un conto.
    Se invece vuoi dare un nome per CONOSCERE meglio l’altro e il rapporto è tutta un’altra cosa.

  2. FoxyLady ha detto:

    Acuta osservazione e meravigliose analogie faunosilvestre. Ti appoggio.
    Ma nelle nostre vene scorre sangue occidentale: dobbiamo necessariamente per indole,istinto, natura avere la certezza di possedere.In qualunque caso.Prova a pensarci.

  3. faunosilvestre ha detto:

    Che nel nostro sangue scorra sangue (e dunque “idee”) occidentali hai ragione. Ci educano all’idea del possesso da tempi pre alessandrini (come dice Battiato).
    Che poi questo debba essere una NECESSITA, che sia NECESSARIO avere la certezza di POSSEDERE… bhe su questo non condivido. Proprio il fatto che si tratti di un’idea trasmessaci (e/o inculcataci) dovrebbe farci capire come sia un’idea e non qualcosa di naturale.
    D’altro canto anche fosse naturale ed istintiva, chi dice che tutto quello che è istintivo sia buono? Non credo che gli istinti dell’uomo siano bianchi o neri, non penso che o abbiamo solo istinti omicidi o solo istinti fraterni. Sta a noi scegliere cosa essere.
    E quindi possiamo decidere di POSSEDERE o di CONOSCERE.
    Tutto qui.
    (grazie per il tuo commento, mi hai dato modo di riflettere ulteriormente su quello che avevo scritto)

  4. anonimo ha detto:

    Per evitare la banalità ricorro alla filologia:
    http://it.youtube.com/watch?v=kSJ4d3JBJCo

  5. mursie ha detto:

    anonimo, credo di aver capito il riferimento… grazie =)

  6. leggente ha detto:

    e per chi non l’avesse capito? una spiegazione? :)

  7. mursie ha detto:

    ehm.. vediamo come spiegartela senza arrossire.. ah, ecco :

    we live on a mountain
    right at the top
    there’s a beautiful view
    from the top of the mountain
    every morning i walk towards the edge
    and throw little things off like:
    car-parts, bottles and cutlery
    or whatever i find lying around

    it’s become a habit a way
    to start the day

    i go through this
    before you wake up
    so i can feel happier
    to be safe up here with you

    it’s real early morning
    no-one is awake
    i’m back at my cliff
    still throwing things off
    i listen to the sounds they make
    on their way down
    i follow with my eyes ‘til they crash
    imagine what my body would sound like
    slamming against those rocks

    and when it lands
    will my eyes
    be closed or open?

    i’ll go through all this
    before you wake up
    so i can feel happier
    to be safe up here with you

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