pioveva mica

la inseguii nella nebbia
ma non era nebbia
erano le mie lenti appannate

lei mi disse: “vattene!”
“vattene tu!” risposi
“io me ne sto andando!”
“allora rimani”
“no”
“perché?”
“perché son stufa” disse
“sei stufa?” chiesi
“sì” rispose
“di che?”
“di te”
“di me?”

la presi in braccio
stringendola forte
da farle del male

“lasciami!” urlò
“lasciami tu!” urlai
“sei tu che mi tieni” notò
“è vero” ammisi
“mi fai male”
“scusa”

poi la guardai
dentro i suoi occhi
entrambi verdi

“ti amo”
“io no”
“sicura?”
“sicura”

me lo disse così
ma le si bagnavano gl’occhi
“hai gl’occhi in pianto” dichiarai
“è la pioggia”
“fammele assaggiare, allora”
“che cosa?”
“le lacrime”
“non sono lacrime, è la pioggia”
“fammele assaggiare per prova”
“sei pazzo”
“lo so”

poi se n’andò
pioveva mica
giuro
pioveva mica

Da Motosega, di Guido Catalano.

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Informazioni su mursie

Quando avevo vent'anni credevo che mi sarei salvata. Nei propilei dei trenta mi sono resa conto che sta andando tutto bene. E che uso parole come propilei senza provare vergogna alcuna.
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