Non sai se l’hai vista al cinema o l’hai sognata o l’hai vissuta.

Non credeva che avrebbe vissuto una scena così. Come in quelle sceneggiature da martedi mattina su MGM channel o da O.C. (Che poi, O.C. ce l’ha qualcuno che scrive la sceneggiatura? O è l’assemblaggio degli sms di una squadra di adolescenti cheerleader californiane viziatelle ? ). Nonostante qui in redazione tutti storcano il naso a proposito della qualità di certi prodotti tv, a lei quelle maledette scene piacevano. Non sempre, per carità: a giorni alterni, quando pioveva o faceva freddo ed era così confortevole una scena di quelle. Nessuno le aveva mai detto che lei avrebbe vissuto una di quelle scene, dopo ventanni e qualche mese vissuti e almeno quindici anni di apprendistato “filmico”.  

Lei dice qualcosa a lui,vorrebbe strappargli una promessa, sperando che lui quelle parole non le dica (puoi dire altro e farmi felice, potresti). Lui temporeggia, cambia argomento. Gioco di sguardi spostati, nervi saltati, baci che non si possono dare, abbracci lunghi e respiri profondi, volersi togliere il fiato e respirarsi finchè l’altro ti entri nei polmoni. Mani avide, braccia avvolte, dita in tensione: afferrano maglie, afferrano capelli, afferrano carne, aria, aria. Frasi vuote e leggere per non dire quello che vorrebbero. La verità preme forte per venir fuori, dolore indicibile a trattenerla.  Piangi se può farti star meglio. No, non piangerò. Un minuto. Due. Lacrimoni e singhiozzi, da copione. Si tengono stretti. Perchè lo hai fatto? Non posso dirtelo, non è una frase che ti piacerebbe sentire. Ancora più stretti, ancora sguardi lontani, verso il buio. Potrebbe inghiottirli. Ti prego , inghiottiscici adesso. Vorrebbe vivere per sempre in quel momento, stretto a lei, stretta a lui, stretti a loro. Aggrappati alle loro stesse anime: quella mutilata di lei, quella imperscrutabile di lui.

Si veste in silenzio. Maglioncino, scarpe. Piove. Deve aver iniziato da poco. Cammina verso la scogliera. Oltre le rocce il nero del mare e il nero del cielo e la pioggia nel mare e la pioggia sulla sua testa ancora umida di lacrime e le lacrime salate e il sale del mare e il mare ancora. Resta ferma immobile, un abbraccio improvviso. E’ un addio. E’ una speranza. E’ un ritorno.

Un addio.

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Informazioni su mursie

Quando avevo vent'anni credevo che mi sarei salvata. Nei propilei dei trenta mi sono resa conto che sta andando tutto bene. E che uso parole come propilei senza provare vergogna alcuna.
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