Non ci resta che aspettare
Alle 11 di oggi ero su via Amendola, inedita senza buche, ferma al “semaforo dell’antitarlo”. Mi sono guardata attorno cercando segni visibili della reazione dei baresi ai risultati per le elezioni amministrative. Nutrivo grandi aspettative per la mattina del 9 giugno, mi aspettavo di trovare una città nuova, diversa, stancata dai bagordi dei festeggiamenti ma carica di nuova linfa. E credevo di poter leggere l’insoddisfazione negli occhi e nelle teste basse e dondolanti di chi, per molto o poco tempo, con o senza interessi, aveva riposto la sua fiducia nel candidato sbagliato.
Niente di tutto questo: stamattina Bari era tale e quale a venerdi scorso, solo un po’ più pulita ed estiva, leggermente sonnecchiosa, pigra e cafona.
Nei due giorni di seggi aperti ho pensato a chi è entrato nella cabina aprendo l’enorme scheda e mettendo, con un tratto di matita, inconsapevolmente, il segno sul lavoro di (8?6?10?) mesi. Indelebile e incerto come solo in Nicaragua (tanto l’ha ripetuto Amenduni…) potrebbe essere, quel tratto di matita ci ha tenuti svegli tutta la notte a vegliare dei numeri che non avevano voglia di crescere, di emozionare o stupire. Cullati dal 49 che faceva su e giù, scossi dai trilli continui dei telefoni, intontiti dalle schede quadrate a ogni costo, abbiamo tirato dritto finchè il risultato non si è più mosso in maniera significativa, fermo sotto la zona 50.
Il mare lo rimandiamo di altre due settimane. Non ci resta che aspettarlo facendo qualcosa di utile.
~ di mursie su Giugno 9, 2009.
Pubblicato in fatti, labbari
Tag: bari, elezioni amministrative, emilab, michele emiliano


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