una, nessuna, centomila
Si soprese di quante definizioni potessero essere date di una stessa giovane donna.
Stronzetta, strana, imbecille.
Ci stava la prima, per carità. Non era mai stata una tipa dolce, anzi. Se c’era da freddare, sapeva farlo nel peggiore dei modi. Abilissima nel creare risposte che avrebbero reso antipatico persino il Papa (ops, ma il Papa è antipatico!).
La seconda ci stava meglio della prima. Una che indossa un maglione verde smeraldo da uomo confezionato a metà anni 80 tre taglie più grande, borsa e scarpe gialle e il borsalino appartenuto al nonno, certo non la si ferma per strada per apprezzare il suo stile e la sua normalità “signorina, sa che le dico? lei è davvero una ragazza elegante” (che poi, chi la stabilisce la normalità ancora non l’ho capito).
Ma quella parola lì, la terza, proprio dovevano spiegargliela. Imbecille? A chi? Ma come caspita si erano permessi. Và a vedere che il genio che l’aveva detto era magri un disadattato, maniaco di auto e/o moto, magari anche palestrato e Juventino, elettore di Trimeone o, nella migliore delle ipotesi, non votante perchè non cittadino barese (che la cittadinanza nella sua testa di strana imbecille aveva lo stesso valore che aveva a Roma antica, civis romanus sum, tiè).
Decise di non pensarci mentre cercava disperatamente di annullare il volo Bologna-Bari che aveva prenotato per sbaglio.


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